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lunedì 7 giugno 2010

Giappone: Tokyo - da Narita all'albergo

E adesso? (così avevo concluso il post precedente).

Già, perchè una volta finito il "percorso" di uscita ci si trova in questa hall e la prima cosa che viene da pensare è "ora che si fa?". Mi ricordo che mentre E era in bagno, mi ero seduto su una delle tante sedie e si era avvicinata una coppia italiana...potevo chiedere a loro se sapevano che fare ma sul momento non avevo voglia. Così ho iniziato a cercare, abbastanza invano, nella mega guidona del Giappone che ci eravamo portati dietro.


Abbiamo iniziato a cercare di capire i vari cartelli (c'era anche l'inglese sotto le scritte giapponesi) e alla fine abbiamo optato per andare nella zona dedicata ai ticket del Narita express. Abbiamo acquistato due biglietti abbastanza ignari di cosa fosse, e del tragitto che ci aspettava...però "sentivamo" che era la cosa giusta.

Treno/minitreno in perfetto orario. Ci sediamo e iniziamo a guardare fuori dal finestrone. Ed è subito amore... le campagne...il verde...le casette... cerchi di immaginarti la vita delle persone che ci abitano, l'omarino che lavora sui campi...immagini veloci che però rimangono. Passa una sorta di hostess per chiedere se vogliamo qualcosa da mangiare, panini, stuzzichini, biscotti...the. Niente...eravamo troppo incantati da quello che stavamo vedendo fuori dal finestrino.

Entro poco il verde e le casette hanno iniziato a dare spazio alle case, palazzoni, grattaceli... solitamente, in un'altra occasione, queste visioni avrebbero dato quasi fastidio. Lì no, in giappone tutto ha un fascino.

Arriviamo alla stazione centrale di Tokyo un po stanchi ma completamente immersi in questa sorta di sogno ad occhi aperti. Ci perdiamo... o quasi, ovviamente. Dobbiamo andare all'hotel Grand Prince Akasaka (prenotato ad un ottimo prezzo su Expedia) e quindi cerchiamo di capire come arrivare ad Akasaka, ma soprattutto come uscire dalla strazione. Non sapevamo se per entrare all'interno della "metro" bisognava fare qualcosa.. non sapevamo se il nosrto "Asakasa" fosse la fermata "Asakasa" (linea verde) o "Asakasa-Mitzuke" (linea rossa), quindi dopo un po' di indecisione ci siamo recati ad un punto informazioni a fianco dell'entrata della linea rossa ("Marounouchi Line") provando a chiedere... provando, perchè l'inglese non era di certo il loro forte (a contrario della gentilezza). Alla fine abbiamo intuito che potevamo passare così senza problemi, tanto poi il biglietto era da fare in un secondo momento in un secondo luogo.


Infatti era così, i biglietti della metro si fanno appena prima di passare dai tornelli. Ci sono macchine apposite, tutte in fila (non sono tutte uguali, forse alcune sono un modello più antico...boh). Sopra a queste macchinette c'è un cartellone con una mega tabella con scritto la destinazione e il prezzo del biglietto per quella destinazione. La tratta minima era 170 Yen (che l'anno scorso era tipo 1 euro e qualcosina), poi volendo si potevan fare ticket giornalieri (che nei giorni sucessivi è capitato di prendere). Pigliamo il biglietto, passiamo dai tornelli con la nostra lentezza (i giapponesi sono velocissimi, sempre "di corsa") e ci mettiamo in fila (lì è tutto tutto tutto tutto ordinato) per entrare nella metro.


Appena si entra nella metro si ha la sensazione di stare facendo qualcosa di tipicamente giapponese. Io non ho mai letto manga, ho visto un po' di anime e qualche doc ma sapevo nel subconscio che tutto ciò era tipicamente giapponese.
Il silenzio interrotto solo dalla vocina che dà informazioni sulle fermate (ed è una delle componenti che più rimangono dentro a chi è stato in giappone...i suoni della metro..delle stazioni). Poi... i giapponesi, generalmente ben vestiti, molti erano ben vestiti, sicuramente in giro per lavoro tanto che ti chiedi come mai questi siano in giro a qualsiasi orario del giorno. Quelli più giovani, anche loro ben vestiti o in divisa cipollano con il cellulare (sempre pieno di ciondoli) o leggono un manga. Poi c'è la figura più tipica di tutte: il giapponese che si addormenta in metro.. Era pieno, ogni due persone una dormiva. In tutto ciò noi guardavamo affascinati, osservavamo le persone (tutte o quasi a capo chino, assorti nelle loro letture o nei loro sogni), ma non come si fa (ingiustamente) qui da noi, cioè per giudicare, ma per immaginarci come potesse essere la loro vita.


Scendiamo ad Akasaka-mitsuke e usciamo realmente per la prima volta alla luce del sole.
Siamo a Tokyo.
Impressione subito stupenda, gente che cammina, grattacieli, stradoni, taxi... e allo stesso tempo una grande sensazione di tranquillità...incredibile.

Ci avviciniamo verso l'albergo (a circa 200 mt dalla stazione Akasaka-Mitsuke) osservando dal basso della strada l'imponente hotel (Grandi Prince Akasaka) che, pur non essendo di certo uno dei palazzi più alti di Tokyo, per noi abituati alle casette rosse di Bologna e poco altro (sì..il Pirellone a Milano e poi?) era già qualcosa di immagignifico!


Ci avviniamo a passi tranquilli verso il megacortile dell'hotel quando all'improvviso vediamo due ragazze vestite in divisa rossa dell' Hotel correrci (letteralmente e..) incontro e fare un mega inchino. Sensazione unica. Mai stato coccolato così già dall'inizio.

Entriamo, grandissimo atrio...mega lussuoso. Ci guardiamo attorno e sembrano tutti dei ricconi, vestiti stra bene e con una certa classe...tanto che ci chiediamo che cosa ci facciamo noi li, vestiti estivi e pure un po' accaldati. Ma infondo ci saranno abituati, pensiamo. Finito le operazioni di check-in ci portano alla camera. Stupenda, perfetta con vista meravigliosa su Tokyo... ma su questo ci tornerò in futuro con foto annesse

Giappone: Viaggio di andata

Il biglietto areo l'abbiamo acquistato circa 1 mese e mezzo prima della partenza. Per fortuna c'era un'offerta incredibile dell'Alitalia ad un prezzo di appena 450€ (andata e ritorno). Come si direbbe dalle mie parti... una bazzona!

La sera prima della partenza pensavo di non riuscire ad addormentarmi, ed invece (il sonno non mi manca mai) mi sono svegliato dopo una bella dormita in compagnia della mia (al momento ex) ragazza. Sveglia molto presto e intontimento a livelli assurdi, sembrava di essere in un sogno anche solo nello scendere le scale di casa...atmosfera strana. Valige pronte...si esce.

Non ero mai stato in aereoporto (Marconi di Bologna) e già quello per me era una cosa nuova, sicuramente meno di quello che mi attendeva: il viaggio in aereo. Ebbene sì, in 24 anni di vita non avevo mai messo piede in aereo (il che era intuibile dato che ho appena detto di non essere mai stato in aereoporto..vabbeh...). Il check-in, la fila per i controlli... stare attento a tutto, valigie, marsupio..documenti... CALDO!!! Prima della partenza l'ansia era a mille.

La prima parte del viaggio era la tratta Bologna-Roma. Nei film ho sempre visto questi aerei enormi e quindi la prima impressione è stata quella di trovarmi in un aereo minuscolo, nonostante fosse almeno almeno da 100 posti. La tensione prima di partire era tanta...addirittura seguivo attentamente quello che la hostes diceva, leggevo il manualino...tutte cose che, immagino, non fa nessuno dopo qualche volta che è stato in aereo.

Gli sbalzi di pressione, le curve e tutto il resto le sentivo un bel po', ma almeno sono riuscito a vedere dall'oblò-finestrino buona parte dell'Italia centrale da una prospettiva unica...non c'è Google Maps che tenga...

Arrivato all'aereoporto di Roma (Fiumicino) dovevo aspettare due ore per prendere il volo per Tokyo. Due ore ovviamente passate in aereoporto in compagnia di un'aria condizionata (forse) un po troppo forte. Nel gate di partenza pochi Italiani e tantissimi Giapponesi, soprattutto i classici turisti di età avanzata con capellino e macchina fotografica al seguito.



Dopo qualche giro ripetuto più volte attorno ai negozi di quella zona d'areoporto (con la voglia di prendere un maglioncino per l'aria condizionata), l'aereo era finalmente pronto. Mi ricordo che mi colpì il fatto che dessero dei quotidiani da leggere appena prima di salire sull'aereo.

Questo sì che era un aereo come si deve, bello spazioso. Prima sorpresa negativa: nel momento della prenotazione online avevo messo una preferenza di cibo, pensando che fosse una cosa normale ed invece mi han fatto passare per vegetariano o qualcosa del genere...poco male, avrei mangiato lo stesso poco o nulla di quello che mi avrebbero portato.

C'era un minimonitor dove si potevano vedere film e fare altro, ma per problemi di telecomando o altro al momento non ricordo di aver visto qualche film in particolare (cosa che invece ricordo bene del viaggio di ritorno). Mi ricordo bene i minuti e le ore passate a fissare il megamonitor con il tragitto... non finiva più!!!

La cosa più pesante è quando, dopo 6 ore di viaggio, ti accorgi di essere solo a metà e che davanti a te ti aspetta altrettando. Era una sensazione abbastanza avvilente, se non fosse che all'arrivo ci aspettava il Giappone. Ah, una cosa...la Russia fa davvero paura (complici alcune turbolenze sui monti Urali)...non finisce più!! E mentre ci voli sopra pensi alla desolazione di quelle terre dove c'è una città ogni "chissàquanto" chilometri. Quando sei lì non vedi l'ora che sullo schermo si veda il blù del mare del Giappone, perchè sai che una volta lì è quasi tutto finito. Quasi, perchè anche l'avvicinamento a Tokyo non è immediato, ma almeno è "distratto" dai questionari che devono essere compilati prima di atterrare. Alcune cose non erano chiare...erano molto più chiare le "punizioni" che venivano inflitte a chi dichiarava il falso.

Atterrati a Narita (l'areoporto di Tokyo che dista qualche decina di Km dal centro città). Prima di partire mi ero ripromesso che appena sceso dall'areo, mi sarei inchinato e avrei baciato l'asfalto Giapponese, come se fosse un pianete diverso. Ovviamente all'ultimo mi sono trattenuto, anche per non fare la solita figura dell'italiano, notando da subito quanto ordine ci fosse, già dai primi passi sul suolo nipponico.

Durante il volo, con l'aria condizionata a manetta e poco da mettermi addosso (per fortuna davano le copertine...ma non era abbastanza) avevo preso freddo e avevo una minima sensazione di febbre. Per questo arrivati nella zona in cui, attraverso una speciale telecamera, controllano se hai la febbre o meno (era anche il periodo iniziale dell'influenza suina...figuriamoci) mi era salito il panico.. e ora? se ho la febbre? che fanno?? non mi fanno entrare?? Per fortuna tutto liscio. I controlli sono tanti, rigorosi ma allo stesso tempo iper-gentili. Ci sono forze dell'ordine in ogni angolo (molti con mascherina annessa) e l'impressione è abbastanza strana (soprattutto per un' Italiano..), una sensazione come di protezione e sicurezza. Sicuramente da ricordare il fatto che prima di poter entrare nella zona di ritiro valige ti fanno una sorta di "riconoscimento" per il Giappone. Ti fanno una foto e ci mettono come sfondo alcuni luoghi tipici del Giappone (mt. Fuji ecc..). Ora non ricordo se si potesse scegliere...non credo.

Passata quella zona si entra nella zona del ritiro delle valige. La cosa che salta subito all'occhio (o meglio all'orecchio) è l'assoluto silenzio che avvolge tutto. Sarà che era un momento in cui c'era poca gente (solo il nostro volo mi pare)...però...

Appena prese le valige bisogna passare da un'altro controllo, dove se necessario, aprono le valige. Il controllore (in una postazione tipo cassiera del supermercato) chiede, indicando un foglio, se portiamo materiale pericoloso...armi, coltelli, droga ecc.. La mia (ex) ragazza (che d'ora in avanti chiamerò E) alla domanda del controllore non è riuscita a trattenere una risatina, forse per l'emozione... non l'avesse mai fatto. Ha dovuto aprire la valigia :D.

Superato questo piacevole "ostacolo" ci si trova in una sorta di hall... e qui iniziano i problemi... E adesso???